Podere della Torre,  Spoltore, 18 marzo 2017

Una terrazza sospesa sulla vigna del mio amatissimo Montepulciano dominata da una Maiella che riluce di neve.

Entrando si percepisce il profumo terso di vento. Dalle vetrate spalancate il sole insinua i propri raggi di una primavera sempre più generosa.

E varco la soglia di Podere della Torre a Spoltore in provincia di Pescara.

Se annusi il cielo percepisci l’odore della salsedine perché il mare in linea d’aria è a 3 km.

Non si vede ma se per un attimo chiudi gli occhi capisci che quella brezza azzurra proviene proprio da lì.

Mi accoglie la voce di Lucio Battisti a ricordarmi che “l’erba è alta ormai e dovrei potare il melo” e scopro dopo poco che Franco la potatura primaverile l’ha conclusa.

Una vite ribelle gli ha lasciato un tatuaggio sul viso. Il vero vignaiolo vive la sua vigna, tocca la terra e modella la vite con le mani, ne conosce gli umori e le sofferenze e se ne prende cura riconoscente del dono che ne verrà.

Franco Graziano e Diego Della Torre sono due giovani vignaioli di nuova generazione.

L’azienda agricola nasce nel 1960 con la produzione di olio e successivamente si dedica all’uva prima da taglio e poi da vino.

La tradizione abruzzese vede questa regione inizialmente poco cosciente delle proprie potenzialità. Dedita alla produzione d’uva da taglio con lo scopo di dare colore, struttura e anima ad altri vini ritenuti “più nobili”.

Nel tempo la tendenza è andata verso l’innalzamento degli standard qualitativi soprattutto grazie alla passione dei produttori abruzzesi convinti che il proprio vino avrebbe raggiunto l’eccellenza. Mai scommessa fu così coraggiosamente vinta.

Sulla terrazza osservo le mani di Franco che dall’alto accarezzano la vigna : descrive le sue due tipologie di allevamento del Montepulciano: a tendone e a guyot.

Il vecchio non subentra al nuovo pur rispettando il piano di sviluppo rurale orientato alla riconversione degli impianti verso le forme a controspalliera. Il tendone abruzzese, o capanna come viene chiamata dai vignaioli abruzzesi, se ben condotto può produrre uve di qualità eccellente.

 

E sarà stata una mia impressione ma Franco mentre descriveva i due sistemi di allevamento mi sembrava un po’ più “razionale” sul guyot. Decisamente più “romantico” sul tendone.

L’esposizione è a sud-est con delle belle pendenze.

Il terreno è argilloso e ciò conferirà profondità al vino, sensazioni olfattive complesse, ricchezza di alcool, morbidezza e longevità, le caratteristiche del Montepulciano d’Abruzzo.

Si utilizzano rame e zolfo con rispetto e attenzione e da alcune analisi fatte per caso si è scoperto che i valori sono altamente al di sotto di quelli richiesti per il riconoscimento del biologico. Podere della Torre è così in attesa della formalizzazione della conversione.

Ascolto Franco e le sue parole si colorano di passione quando parla del territorio abruzzese e dell’identità che appartiene a questa regione…

Queste colline, questo sole, questo “mare a due passi” respirano dentro il vino per regalare note di sapidità, di freschezza, di asperità che il tempo avrà cura di modellare donando un tannino setoso e avvolgente.

E ogni anno tutto è diverso la magia della stagionalità rende il vino un abile trasformista .La pioggia, il sole, la brina, una gelata lo renderanno speciale e unico.

Un’annata sull’etichetta non sarà altro che una meravigliosa sintesi di una misteriosa combinazione perennemente diversa.

Osservo le etichette; Rigoletto, Tosca e Nabucco, un chiaro richiamo all’Opera classica e all’italianità nel mondo.

Rigoletto : trebbiano d’Abruzzo in purezza, uve raccolte a mano e pigiate entro un’ora per scongiurare eventuali fermentazioni spontanee. Un naso floreale e fruttato molto delicato con note erbacee. In bocca equilibrato con una buona persistenza e un retrogusto di pera matura.

Tosca è un bel Montepulciano d’Abruzzo, uve raccolte a mano e pigiate entro due ore, diraspatura totale.Macerazione di 8 giorni, fermentazione alcolica con lieviti autoctoni e malolattica totale. Affinamento in acciaio e parzialmente in legno.

Un naso fruttato con una bella nota di ciliegia sotto spirito e sfumature speziate e tostate date dal passaggio in legno. In bocca è abbastanza morbido con un tannino gentile e una buona freschezza che gli permetteranno un ulteriore affinamento in bottiglia.

 

Lo abbiamo portato al Nord e degustato con gli arrosticini e ci è piaciuto molto.

 

Il Pecorino, vitigno autoctono dell’Abruzzo, è fermentato dopo una breve macerazione. Successivamente viene affinato in acciaio e solo una piccola parte passa in legno.

E’ freschissimo con profumi esotici e una meravigliosa sapidità a ricordare che qui vicino soffia il mare. Il vino è decisamente equilibrato e piacevole.

A malincuore ho appreso la notizia che la Cococciola, nelle due versioni ferma e frizzante, e il Montepulciano d’Abruzzo riserva sono finiti. Non appena saranno pronti tornerò su questa collina.

“Il lavoro fatto in vigna è un’emozione” snocciola Franco .

Io penso che quando a fare il vino è il cuore non stai bevendo solo vino ma tra le tue mani hai un pezzetto di vita.

E così Franco e Diego ci hanno creduto e ci credono veramente. Hanno riposto tutti i propri sacrifici in un sogno che si sta lentamente realizzando. Credono nel territorio perché il vino si fa in vigna e racconta chi siamo con una sincerità imbarazzante.

Il vino a volte ha il mare nell’anima….